Epilessia, chirurgia efficace ma poco conosciuta

L’epilessia è una malattia in cui l’attività patologica delle cellule nervose può causare convulsioni, comportamenti insoliti e alterazione dello stato di coscienza. Le crisi sono improvvise e possono presentarsi con frequenza variabile, quotidiana o mensile. La malattia può manifestarsi in età pediatrica e può essere controllata dai farmaci. Nelle forme farmaco-resistenti, e quando è possibile definire l’area precisa del cervello interessata dal disturbo, può essere indicata la chirurgia. La risonanza magnetica di potenza elevata (3 e 7 tesla) ha premesso in fase diagnostica di vedere lesioni prima invisibili. Lo studio di RM insieme allo studio elettroencefalografico, alla conoscenza dei sintomi che caraterizzano l’epilessia e alla valutazione neuropsicologica permettono, nella cosiddetta valutazione prechirurgica, di individuare il candidato all’intervento.  La tecnologia rappresenta quindi un importante supporto per una migliore cura del paziente.
I nuovi strumenti neuroimaging permettono inoltre di documentare  il  network epilettogeno e quindi identificare i sistemi neurali coinvolti nelle manifestazioni epilettiche.  Questo aiuta notevolmente a definire l’approccio migliore di intervento sul singolo paziente. L’epilessia infatti può determinare un particolare sviluppo e organizzazione delle funzioni cerebrali . Per esempio, normalmente la zona del linguaggio, nella maggior parte delle persone destrimani, è localizzata sull’emisfero sinistro. Può però accadere che in questi casi, l’area del linguaggio possa essere loalizzata a destra. Lo sviluppo delle moderne tecnologie  permette di trattare anche casi complessi, garantendo risultati clinici e rischio chirurgico analoghi a quelli raccolti nei casi più semplici (rispettivamente 60-80 e 3 per cento).
In cosa consiste l’intervento neurochirurgico per l’epilessia?
Il fine dell’intervento chirurgico” spiega Carlo Efisio Marras, Responsabile Neurochirurgia all’Ospedale Bambino Gesù  di Roma ” è il completo controllo delle crisi. Più l’area del disturbo è circoscritta, cioè focalizzata, maggiore è la probabilità di successo“.
Nei casi in cui l’epilessia si sia manifestata in età pediatrica, prima si interviene meglio è per lo sviluppo neuro-cognitivo, soprattutto nelle forme più gravi. L’intervento in questa fase della vita permette di controllare le crisi e di creare le condizioni normali per un migliore sviluppo neuro-cognitivo. Se in un paziente epilettico da 40 anni l’intervento per la cura di epilessia farmacoresistente potrebbe non essere indicato, in un bambino lo è assolutamente .
In Italia ci sono  500mila pazienti con epilessia. Il 10 per cento  (50mila) è candidabile all’approccio chirurgico, ma ogni anno si eseguono circa trecento interventi. I dati epidemiologici internazionali mostrano che questo tipo di interventi  interessa lo 0,1 per cento dei pazienti  candidabili. Ci sono ancora molte resistenze culturali, anche per la scarsa conoscenza di come si sono evolute le competenze epilettologiche, le tecnologie e le tecniche chirurgiche. Purtroppo, negli ultimi vent’anni si continuano a operare lo stesso numero di pazienti, nonostante siano aumentate le forme complesse e migliorati i  risultati dopo l’intervento.

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