Pasti “green” in ospedale e nelle mense pubbliche:
proposta una legge per favorire opzioni vegetali equilibrate
Più scelte vegetali in mensa. Lo chiede la proposta di legge intitolata “Sostegno alla
dieta mediterranea attraverso la valorizzazione di opzioni alimentari sane e
sostenibili nelle mense pubbliche”, che vede quale prima firmataria l’On.
Eleonora Evi (PD).
L’obiettivo è l’inserimento di una maggior varietà di fonti vegetali nei menù per
garantire pasti sani, equilibrati e sostenibili, ma anche per offrire più scelta a chi non
può o non vuole mangiare cibi di origine animale. In ospedale, all’Università, a
scuola o in ufficio, nelle Rsa, nei penitenziari e nelle strutture di accoglienza deve
essere assicurato il giusto apporto proteico anche da fonti vegetali.
Il testo raccomanda inoltre l’attenzione alla sostenibilità ambientale, alla
stagionalità dei prodotti e alla territorialità e, attraverso la riduzione degli sprechi e il
maggiore ricorso ai legumi, consentirebbe anche un contenimento dei costi.
La proposta riflette alcune osservazioni dell’associazione REFOOD (Redefine Food
ETS), promotrice della campagna «Mense Più Green». “Noi come cittadini,
semplicemente attraverso il modo di alimentarci, possiamo incidere su tante
dinamiche, che vanno dal rapporto con gli animali all’impatto ambientale – sottolinea
Alessandro Ricciuti, Presidente di REFOOD –. Sono sempre di più i cittadini che
per ragioni etiche, religiose o d’altro genere scelgono un’alimentazione
vegetale, ma in mensa non trovano menù adatti e pasti vegetali sani ed
equilibrati. Un nostro sondaggio condotto in 80 ospedali, tra pazienti e lavoratori,
rivela che il 36,9% degli intervistati non ha avuto accesso ad alcuna opzione
vegetale in ospedale.”
“La carne che consumiamo nel mondo è troppa – spiega Eleonora Evi – e il
concetto di proteine non deve essere circoscritto solo a quelle animali. Vogliamo
ripartire dalla dieta mediterranea e mettere il focus sui cibi vegetali.” Molto
rilevante è poi l’impatto ambientale. “Il 70% dei terreni agricoli è destinato a
produrre mangimi per gli allevamenti”, ricorda Evi, auspicando che la proposta di
legge, che ha già raccolto varie adesioni, trovi supporto tra parlamentari di vari
orientamenti politici.
La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) evidenzia che nel nostro Paese il
modello della dieta mediterranea è scarsamente seguito, soprattutto tra bambini e
adolescenti, con consumi di carne superiori a soglie prudenti e con apporti di
verdure e cereali integrali spesso inadeguati.
Intervenire sull’offerta alimentare significa agire sulla prevenzione di molte malattie.
Come ricorda Giada Guidi, della SSNV (Società Scientifica di Nutrizione
Vegetariana), “oltre metà della mortalità in Italia è dovuta a patologie come
malattie cardiovascolari e tumori, fortemente influenzate da fattori di rischio
modificabili. Un italiano su due è in situazione di eccesso ponderale. Tra i
bambini, uno su 3.”
E per affrontare il problema, in molti Stati europei si sta andando nella stessa
direzione. “Il Portogallo è stato il primo paese a rendere obbligatoria per legge,
dal 2017, un’opzione vegetale in tutte le mense pubbliche – dichiara Roberta
Alessandrini di Physicians Association for Nutrition (PAN International) –. Nelle
mense della Finlandia entro il 2030 si dovrà ridurre del 50% il consumo di
carne e prodotti lattiero-caseari. In Danimarca, Svezia, Polonia e nel Regno
Unito ci sono norme che incentivano le fonti vegetali nei menù.”
L’associazione REFOOD, in collaborazione con SSNV, svilupperà nei prossimi mesi
un progetto pilota presso la Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana per
introdurre più opzioni vegetali, sane e bilanciate, per pazienti e personale e per la
formazione dei cuochi.
