Visite rinviate, cure sacrificate e bilanci familiari sempre più fragili: Altroconsumo racconta un’Italia in cui la salute pesa sempre di più sul reddito
C’è chi rimanda una visita specialistica o un esame diagnostico, chi fa i conti prima di entrare in farmacia, chi spera che “vada tutto bene” ancora per un po’. Per molte famiglie italiane la salute è diventata una questione di equilibrismi finanziari, di scelte difficili e, purtroppo, spesso anche di rinunce.
Il 27 per cento degli intervistati racconta di aver avuto difficoltà nel sostenere le spese sanitarie essenziali negli ultimi dodici mesi: non extra o lussi, ma visite, esami, farmaci, cure e sostegno psicologico.
Per le patologie croniche, il bisogno di cure e di controlli è continuo, le spese ricorrenti e la pressione economica aumentano, e le famiglie lamentano difficoltà a sostenere i costi sanitari, che salgono salgono continuamente.
È ciò che emerge dall’indagine di Altroconsumo, nel corso della quale tra giugno e settembre 2025 sono state intervistate tramite questionario 1.415 italiani distribuiti come la popolazione generale per età (18-74 anni), genere, livello d’istruzione e area geografica.
Famiglie in affanno
Non tutte le famiglie partono dallo stesso punto. Al Sud, dove i redditi sono più bassi, le spese per la salute pesano maggiormente sul bilancio familiare. È la Campania la regione con il più alto numero di famiglie in affanno: qui addirittura quattro famiglie su dieci hanno avuto difficoltà. Male anche in Sicilia e in Puglia, dove sono il 36 per cento.
Altrove, la situazione appare meno critica, ma la difficoltà persiste anche dove il disagio è meno visibile. Nelle regioni nelle quali è più contenuto il numero di famiglie che faticano a sostenere le spese sanitarie, come Lombardia e Lazio, le percentuali restano comunque tutt’altro che marginali: rispettivamente il 20 e il 17 per cento. In sostanza, quasi una famiglia su cinque.
Quanti rinunciano?
La difficoltà spesso sfocia in rinuncia: un quarto degli intervistati ammette che, nell’ultimo anno, almeno una persona in casa ha dovuto rimandare o addirittura sacrificare del tutto una spesa sanitaria necessaria, per mancanza di risorse sufficienti. Non si tratta di interventi straordinari, ma di cure spesso fondamentali per il benessere personale. Le prime a essere rinviate, perché particolarmente costose, sono le cure dentistiche, posticipate dal 21 per cento dei nuclei familiari, seguite da occhiali e lenti a contatto (16 per cento). Ai primi posti della classifica ci sono anche farmaci senza prescrizione, visite mediche, esami e riabilitazione fisica.
Ancora più preoccupante è il 10 per cento dei casi in cui l’impatto è stato grave. Dietro una cura rimandata o un controllo saltato per motivi economici può nascondersi un peggioramento, che in oltre la metà dei casi può diventare rilevante o addirittura serio.
Spese poco sostenibili
A quanto ammontano, in concreto, le spese sanitarie? In media, una famiglia italiana spende 1.723 euro all’anno per cure, servizi e prodotti legati alla salute. Per il 26 per cento delle famiglie, queste spese assorbono almeno un quinto del reddito netto annuo: una quota molto significativa, che trasforma visite, esami e cure in una delle principali voci di spesa del bilancio familiare. Un dato che evidenzia chiaramente la vulnerabilità diffusa e quanto la gestione della salute possa mettere sotto pressione le famiglie prive di una solida stabilità economica. Per queste famiglie, una nuova necessità sanitaria, se non può essere rimandata, rischia di comportare indebitamento.
L’assicurazione privata
La protezione sanitaria privata rimane più un’eccezione che una regola. La maggior parte delle famiglie italiane, il 57 per cento, non dispone di alcuna copertura privata e deve fare affidamento sulle proprie risorse economiche per affrontare le evidenti criticità del Servizio sanitario nazionale, come liste d’attesa e prestazioni non rimborsabili. Solo una minoranza di famiglie (43 per cento) può contare su un’assicurazione sanitaria privata, spesso però parziale o non uniforme: il 30 per cento beneficia di una polizza legata al contratto di lavoro di un membro del nucleo familiare, il cui costo non è necessariamente coperto integralmente dall’azienda. Il 15 per cento dichiara di avere un’assicurazione sottoscritta autonomamente e pagata di tasca propria (dall’intervistato o da un altro componente della famiglia). Anche quando una o più assicurazioni sono presenti, spesso non tutti i membri del nucleo familiare risultano tutelati: solo nel 47 per cento dei casi la copertura riguarda l’intera famiglia.
Assicurazione sanitaria: quanto spendono le famiglie?
Quanto si spende in media per un’assicurazione sanitaria privata? Se si considerano solo le famiglie che l’hanno scelta autonomamente, il costo medio è di 919 euro all’anno. Dalla nostra inchiesta emerge che le famiglie con i redditi più bassi sono anche quelle che dispongono meno di copertura assicurativa. Tra le famiglie che hanno un reddito mensile medio fino a 2.000 euro, il 72 per cento non ha una copertura sanitaria privata.
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