Un po’ di storia
La sindrome è stata riportata in letteratura per la prima volta nel 1981. Tuttavia, già negli anni Settanta erano stati segnalati casi isolati di AIDS negli Stati Uniti e in diverse altre aree del mondo. Nel 1981: I CDC* di Atlanta segnalano un aumento di casi di polmonite da Pneumocystis carinii e sarcoma di Kaposi in giovani omosessuali. Pertanto, viene costituita una task force dedicata alla ricerca su sarcoma di Kaposi e altre infezioni opportunistiche. Nello stesso anno, la malattia si diffonde anche tra gli eterosessuali e in altri Paesi oltre agli Stati Uniti.
Nel 1983, il virologo Luc Montagnier isola a Parigi un nuovo virus, denominato LAV (virus associato a linfoadenopatia), considerato responsabile dell’AIDS. Nel 1984 I CDC* confermano che il virus LAV è la causa dell’AIDS. Anche il virologo Robert Gallo del National Cancer Institute isola un virus simile, chiamato HTLV-III. Nel 1985, numerosi studi confermano che LAV e HTLV-III sono lo stesso virus, che l’anno successivo sarà denominato HIV, virus dell’immunodeficienza umana.
La situazione in Italia
In Italia, nel 2024 sono state segnalate 2.379 nuove diagnosi di infezione da HIV e il numero complessivo di persone che vive con l’infezione è di circa 150 mila unità. La maggior parte delle nuove diagnosi è attribuibile ai rapporti sessuali, che costituiscono l’87,6 per cento di tutte le segnalazioni. In particolare, i maschi che fanno sesso con maschi (MSM) sono il 41,6 per cento, i maschi eterosessuali il 27,9 per cento e le femmine eterosessuali il 18,1 per cento.
PREVENZIONE per i comportamenti “a rischio”
In termini di prevenzione, un cambio di paradigma è stato quello della profilassi pre-esposizione; approvata nel 2012 dalla FDA e nel 2017 da EMA, si tratta di una terapia antiretrovirale che può essere assunta da persone HIV-negative che hanno comportamenti a rischio.
Il farmaco consiste nell’associazione di due principi attivi in un’unica compressa, da assumere una volta al giorno. Risulta altamente efficace se assunta correttamente, ma presenta il limite della possibile “non aderenza alla terapia”.
La nuova formulazione long acting, disponbile da maggio 2026, è la prima formulazione iniettabile a lunga durata d’azione per superare i limiti della profilassi orale: da una compressa giornaliera a sei iniezioni l’anno.
Questo nuovo approccio garantisce un miglioramento della qualità di vita e dell’aderenza terapeutica. La somministrazione intramuscolare avviene in ospedale ogni due mesi e va a sostituire l’assunzione giornaliera delle compresse.
*Centers for Disease Control and Prevention
